Si succedono in questi giorni appelli, più o meno autorevoli, che tendono a definire l’approvazione del Fiscal Compact come una sorta di passaggio obbligato, che però potrebbe avere la capacità maieutica di riaprire un processo di più compiuta integrazione europea. Gli accenti sono anche diversi e per alcuni il trattato intergovernativo è un male da cui provare a far scaturire un bene. Per altri è un elemento positivo in sé che però non basta. In alcuni si vede la voglia di provare a fare una sorta di “ mossa del cavallo “, tentando un gioco di intellighenzia, anche di sponda ai dibattiti aperti nelle compagini governative. Il più compiuto di questi testi , significativamente ospitato dal Corriere della Sera, porta come sottoscrittori autorevoli esponenti italo tedeschi di varie famiglie culturali e politiche, dalla popolare, Cdu e Pdl, alla socialista, socialdemocratica e democratica, ai verdi e ai liberali.
La situazione così grave in cui siamo chiede che ogni occasione sia colta per provare a costruire consapevolezza e capacità di azione. Consapevolezza e capacità d’azione che sembrano mancare, essendo ancora confinata la reazione democratica agli atti in corso a contestazioni anche di massa delle loro conseguenze materiali che si manifestano con le politiche di austerità, ma ad assai più circoscritte possibilità di replica al disegno complessivo.









